Veramente completo l'assortimento in fatto di pompe;ci sono quelle per irrigazione(da giardino,a intervento automatico,sommerse a pressione)e quelle per svuotamento,profondità e deviante e quant'altro all'occorrenza.Importante per intervento di sicurezza; utili per prosciugare spazi allagati,prelevare acqua da pozzi,cisterne ,serbatoi,svuotare piscine ,laghetti,far circolare o riossigenare acqua stagnante:a seconda del modello possono lavorare in acqua pulita o sporca.Tutte,però,si contraddistinguono per caratteristiche funzionali molto interessanti:il motore è silenzioso,esente da manutenzione e con protezione termica contro sovraccarichi;il cavo di alimentazione è lungo 10 metri;l'attacco universale consente il collegamento di tubi di qualsiasi diametro.E , ancora, la girante è rinforzata in materiale antiusura a garanzia di lunga durata e i modelli per acqua chiara montano piedini regolabili in altezza per aspirare lasciando sul fondo solo pochi millimetri d'acqua.Con potenze che vanno da 250agli 800 watt,uniscono alla capacità di aspirazione pressoché totale la massima praticità d'uso:quelle per acqua sporca arrivano ad aspirare impurità e scorie con diametro fino 30 millimetri!
Fino a circa quarant'anni fa,il compressore era una macchina abbastanza ingombrante e destinata per lo più alle officine,poi hanno cominciato a svilupparsi compressori più compatti e alla portata dei laboratori domestici,con i quali si possono fare un'infinità di lavori,grazie ai numerosi accessori disponibili. Possiamo definire il compressore come una macchina operatrice pneumofora,cioè una macchina che innalza la pressione di gas con l'impiego di energia meccanica.Quando liberiamo il gas,nel nostro caso l'aria compressa,otteniamo nuovamente quasi tutta l'energia impiegata per comprimerla e possiamo consumarla in modo utile. I più comuni compressori con serbatoio,quelli che troviamo normalmente in vendita,funzionano grazie a una pompa a pistone,lubrificata ad olio,azionata da un motore elettrico. La pompa comprime aria nel serbatoio per mezzo del movimento alternato del pistone stesso.L'aria in entrata,compressa,viene trasferita tramite un grasso tubo metallico dal cilindro al serbatoio. Un pressostato,di regolazione e sicurezza,gestisce l'alimentazione elettria e provvede a interrompere il funzionamento del motore quando la pressione raggiunge un valore limite,circa 8-9 bar.Dopo il pressostato c'è un riduttore di pressione in uscita,con manometro di regolazione manuale.All'ugello di scarico si innesta(detto a baionetta)un tubo flessibile,collegato all'attrezzo da usare. Com'è fatto!
I più comuni compressori in commercio sono in genere leggeri e compatti,montati su ruote e con maniglia per un comodo trasporto.Troviamo una vastissima gamma di modelli,con prestazioni e prezzi per un carter,ma in modo che il filtro dell'aria e serbatoio dell'olio con spia rimanganoaccessibili.Dall'altra parte troviamo i due manometri,che segnano la pressione del serbatoio e quella im uscita,regolabile.Sono intervallati dal pressostato con funzioni di controllo e comando del motore in base alla pressione.
La scelta del modello per il laboratorio dipende molto dall'utilizzo che ne dobbiamo fare:i modelli coassiali con serbatoio da 24 litri sono ideali per quasi tutti i lavori di bricolage,ma se l'uso prevalente è per verniciare a spruzzo la riserva d'aria è un po' risicata.Infatti,una buona verniciatura richiede una potenza costante dello spuzzo e nel lavoro continuativo il compressore rimane quasi sempre acceso;un modello da 50 litri garantisce una buona riserva d'aria e la possibilità di modulare meglio la pressione in uscita. Pronto all'uso L'attacco del tubo flessibile sull'uscita del compressore è studiato per essere veloce(detto a baionetta),con innesti di sicurezza che impediscono la fuoriuscita dell'aria quando si rimuove il tubo.Il controllo e la rrgolazione dell'aria sono garantiti dai due manometri,il secondo dei quali con regolazione manuale dell'aria in uscita,e dal pressostato che provvede a spegnere automaticamente il motore se la pressione sale troppo e a riavviarlo se scende.L'avvio manuale si ottiene tramite un pulsante,generalmente rosso,che consente anche di escudere il riavvio automatico per sfruttare solo l'aria residua nel serbatoio.
Ho costruito un banco levigatrice a disco, con un motorino della pompa carico/scarico dell'acqua di una lavatrice in dissuso.Tutto il materiale riciclato è a costo zero.Buona visione!
Con l'inverno inizia un difficile periodo per tutti gli uccelli. Le fonti naturali di alimentazione invernale sono presto esaurite e gli uccelli che si avvicinano alle abitazioni trovano difficilmente del cibo. Ecco allora che il cibo di una mangiatoia può fare la differenza fra la vita e la morte per molti esemplari, soprattutto durante gli inverni più lunghi e nevosi. Fornire agli uccellini una casetta mangiatoia soprattutto nella stagione fredda, gli uccellini selvatici hanno bisogno di una fonte sicura di cibo. Per questo motivo mettere a disposizione "casetta mangiatoia" ai nostri amici pennuti è un aiuto importante che possiamo dare loro. Se avete un giardino, terrazzo o altro,potete offrire un riparo accogliente agli uccellini che con l'arrivo dei primi freddi possono incontra seri difficoltà a reperire cibo e soprattutto a trovare un posto al calduccio.
Installando una mangiatoia garantirete loro una buona fonte di cibo per tutto l'inverno.
Varie fasi: costruzione casetta mangiatoia per uccellini di Mest Mario.
Avevo una scrivania un po' datata degli anni 80/90, molto semplice mantenuta bene, uso sovente dire la fatidica frase "può servire", c'è da dire che io conservo quasi tutto. Il momento di ripristinare, riadattarla e modernizzarla con inserti vari di cornice e colori per mia figlia Rebecca, di anni 8 ,sistemata nella sua cameretta farà d'appoggio ai suoi libri, quaderni , studio e giochi, nonché compagna e amica per tanti anni assieme. Che ve ne pare?
cornici dorate. Una tecnica molto antica per rivestire con sottili foglie d'oro cornici più o meno elaborate Sottilissime lamine,impalpabili come le ali di una farfalla,in un materiale preziosissimo,l'oro:anche un far da sè con mani delicate ed abili,con tanta calma e pazienza,può impiegarle per ottenere splendide cornici usando le tecniche di doratori,gioiellieri e miniatori.tecniche molto antiche,ma che garantiscono un risultato di gran pregio. Il passato.La doratura ha una lunghissima storia,anche se le tecniche sono cambiate nel corso degli anni,passando da quella antica,costosissima,che consisteva nell'applicazione di sottili lamune d'oro saldate con accorgimenti particolari,a quella invalsa nel Medio Evo della foglia d'oro,fino ai più recenti metodi elettrogalvani.La doratura fu prediletta dagli artisti bizantini che l'utilizzavano nell'architettura e nella pittura.Le autorevole e le vesti dei personaggi più importanti,nei dipinti,erano dorate:l'oro simboleggiava devozione.Nei secoli XIII e XIV,durante il grande fiorire della miniatura,l'oro era applicato a elaborati motivi calligrafici e alle illustrazioni.Dal Medio Evo al Rinascimento l'uso della doratura rispose a precise esigenze di carattere estetico-liturgico:la nobiltà del materiale era il simbolo dello stesso splendore divino che l'opera d'arte rappresentava.Così,nelle chiese,erano dorati le portelle dei tabernacoli,i candelabri,il fondo delle tavole dipinte e le cornici che rifinivano gli altari.La doratura delle cornici dei dipinti ha origine proprio in questo periodo;quella delle cornici degli specchi risale addirittura alla civiltà egizia.Dopo il Rinascimento,la doratura usci alla grande arte per diventare strumento degli artigiani e passò dalle chiese ai palazzi di aristocratici e ricchi borghesi.A quei tempi,non era insolito che in grandi laboratori,operassero insieme artigiani di vario tipo:mobilieri,scultori,modellatori,fabbricanti di cornici e rifinitori:costoro eseguivano dorature su mobili,cornici, dipinti e suppellettili.La doratura fu applicata con successo anche sui gioielli,sul cuoio e, durante il periodo neoclassico,sugli oggetti di porcellana. Il presente.La doratura viene oggi usata soprattutto per rivestire cornici.Si comincia con la preparazione del fondo,si prosegue con la pennellatura della vernice resinasa e con la successiva applicazione della foglia d'oro e si finisce,talvolta,col processo di invecchiamento.il materiale base (la foglia d'oro o foglietta)è contenuta in piccoli libri con pagine di carta color salmone,su cui sono appoggiate le lamine.Si tratta di un materiale delizioso,che stimola la creatività;può apparire difficile da manipolare perchè prende il volo al più leggero soffio d'aria;lavorandolo bisogna fare attenzione a non sospirare troppo forte per l'impazienza! La preparazione del gesso.Prima di applicare la foglia d'oro,occorre stendere sulla cornice un fondo di gesso,preparato in modo particolare.In un contenitore si mescolano una colla forte,di origine animale,e un pò d'acqua.Si pone il contenitore in una pentola riempita d'acqua per metà e si fà liquefare il miscuglio a bagnomaria.Si stempera quindi sulla mistura la scagliola,mescolando continuamente fino ad ottenere un impasto leggero e cremoso.Le dosi dei vari ingredienti secondo il grado di durezza che si vuole ottenere,ovviamente aggiungendo più acqua il composto risulta più soffice. Il fondo.Si comincia passando sopra la cornice carta la cornice carta vetrata a grana media per irruvidire leggermente la superficie,creando degli impercettibili"solchi"che tratterranno il gesso.Quando questo si prepara un impasto sodo di gesso e lo si applica con un pennello delicato a peli di nylon.Quando questo rivestimento è asciugato,si provvede a stenderne altri cinque(due di consistenza media,seguiti da tre più cremosi).Una volta che il fondo di gesso risulta completamente seccato,si strofina la cornicia con un panno umido per eliminare i segni lasciati dal pennello e si dà una leggera passata con carta vetrata(tipo carrozzieri) fine e inumidita,tutto ciò per ottenere una superficie levigatissima. Le vernici resinose.Il colore,che traspare sotto la duratura dopo l'invacchiamento,è dato dalle vernici resinose che si devono applicare,quando il gesso si è definitivamente indurito,per rendere la superficie più liscia possibile.Queste vernici,denominate"missioni",si trovano in svariati colori;per la cornice illustrata sono stati usati:il giallo,il rosso e il nero.Con un pennello morbido si stende la prima mano di giallo,quindi si applicano due mani di rosso,dando la seconda dopo l'asciugatura della prima.Se desideriamo brunire alcune parti della cornice(nella realizzazione illustrata questa scelta è stata fatta per gli angoli),occorre stendere su di esse la vernice nera e, quando il colorante è quasi asciutto(ma non troppo secco),spazzolarle con un movimento circolare regolare e una pressione decisa ma non eccessiva,al fine di lisciarne accuratamente la superficie e ottenere una patina splendente.Prima di applicare la foglia,è ancora necessario inumidire tutta la superficie co una miscela di acqua e alcool metilico che rimuova ogni traccia di unto. La doratura.Si solleva con delicatezza la foglia d'oro dal libro,con l'apposita spazzola,e la si appoggia ben distesa sul cuscinetto,dove la si taglia in sezione della cornice.Qui,sempre con la spazzola,si trasferiscono i pezzi,avendo cura di accostarli sovrapponendoli leggermente,in modo che ogni punto della superficie risulti coperto.A questo punto si spazzolano ancora una volta gli angoli,utilizzando il brunitoio,un arnese con un'estremità arrotondata di agata. L'invecchiamento.Terminata la doratura,se lo si desidera,si può procedere al processo di invecchiamento,che si ottiene strofinando con ovatta imbevuta di alcool metilico la cornice,consumando leggermente l'oro e risvegliando il rosso sottostante.Questa fase,che potrebbe apparire come una sverniciatura,dev'essere eseguita molto cautamente;l'idea è di mantenere la patina d'oro lasciando trasparire,o più esattamente"intuire",il calore del rosso.
Cosa occore. I materiali:foglia d'oro;scagliola;colla forte(colla di coniglio);vernici resinose(gialla, rossa, nera); alcool metilico; acqua. Gli utensili:coltello per doratura;cuscinetto di tessuto su cui eseguire il taglio;spazzola,larga e piatta,per doratura,per sollevare e depositare la foglia;pennelli e spazzole soffici a peli di nylon;strofinacci morbidi;carta vetrata a grana media e fine,brunitolo.
Rimettere a nuovo "o quasi"i vecchi mobili è un 'attività che,dà una grande soddisfazione e permette di salvare preziosi manufatti del passato.
Il restauro dei vecchi mobili è un di quegli argomenti che più ci appassiona,per cui volentieri torniamo sull'argomento di due realizzazione di restauro:un tavolo rotondo anni Venti,di rovere,allungabile con l'inserimento di un'asse centrale,ed una credenza fine Ottocento.Anche se restauri di minor impegno,come la riparazione di una vecchia sedia che dondola o del cassetto che non scorre,offrono pari soddisfazione.
Il tavolo.Era finito in solaio ,coperto di escrementi vari,con una gamba staccata e abbondantemente mangiato dai tarli,sembrava ormai buono solo per il caminetto;la struttura,comunque,ancora robusta invitava ad osservare il mobile con più attenzione.Per prima cosa una bella lavata con acqua e soda ha mostrato che i colombi avevano danneggiato solo lo strato superficiale del piano creandovi delle vistose scoloriture e che i tarli si erano accaniti prevalentemente sulle strutture in faggio sotto il piano intaccando solo parzialmente le parti in rovere asterne e più in profondità l'asse di allungamento,rimasta all'interno.usando le parti più sane di questa sono stati rappezzati pazientemente,con incastri a mezzo legno,i tenoni di unione fra i quattro fascioni ricurvi e le gambe e si è costruita la testa della gamba staccata di cui il tempo e gli insetti avevano fatto scempio.Le macchie,troppo profonde per essere eliminate con la levigatura,hanno consigliato una mordenzatura piuttosto scura tipo:noce/mogano,data prima sulle parti più scolorite e poi estesa a tutta la superfice dei pezzi.Rimontanto il tavolo,maggiorando il diametro delle spine che non lo tenevano più, lo si è lucidato a cera.
La credenza.Rimasta"in servizio",era in buone condizioni strutturali ma era sciaguratamente ricoperta da un pesantestrato di smalto,con cui chi aveva nascosto d<elle riparazioni approssimative,guardando attentamente il mobile,ne ha rilevato l'elegante struttura e l'accurata realizzazione originale deciso di rimetterla a nuovo;staccate tutte le ferramenta e levati i vetri,tolto il grosso dello smalto usando la pistola termo ,poi con lo sverniciatore si elimina le ultime tracce di smalto residui rimasti nelle modanature ed infine levigatati accuratamente tutti e rinforzati oppurtunamente gli incastri allentatisi col tempo,ha protetto il legno prima con impregnante insetticita incolore e poi con un impregnante color mogano,seguito da una mano di vernice protettiva;l'interno della credenza,così rimessa a nuovo.
Consiglio per tavoli!
Nelle riparazione di un tavolo i punti più delicati sono l'attaco fra le gambe ed i fascioni,i cassetti e glieventuali sistemi di allungamento.Le parti più danneggiate, allo stato attuale della tecnica,vanno sempre sostituite:con legno nuovo se a mobile rimontato non sono visibili,usando parti non essenziali del mobile originale nel caso opposto.Spesso dei cassetti conviene conservare solo il frontale, sostituendo i fianchi,il retro ed il fondo,specie se quello originale era stato realizzato con assicelle giuntate di costa.Un piano imbarcato,se la curvatura non è molto accentuata,si rimette a posto con la pialla:in caso contrario bisogna smontarlo asse per asse,piallare ogni pezzo a filo e spessore e rimetterlo a posto.Una passata di cera fidà al tavolo un nuovo splendore.
Consiglio per Credenze ed Armadi!
Quando si affronta la riparazione di un mobile ad antine è sempre indispensabile,anche se a prima vista non semprerebbe il caso,controllare l'esatta squadratura delle antine e della loro sede:chiudere,incollandovi stuzzicadenti rotondi,i fori delle viti:controllare che queste non abbiano provocato fenditure nei montanti ed eventualmente chiuderle,con colla e morsetti o inserendovi sottili schegge di legno se i morsetti non bastano.Lo stesso sistema va usato per richiudere le eventuali fessure delle specchiature laterali,generalmente realizzate con assicelle giuntate di costa:se i pannelli si sono tanto ristretti da non chiudere più lo spazio fra i montanti o vi si inserisce un'assicella uguale o si incollano su un pezzo di compensato sottile,lucidando la parte che in origine entrava nella scanalatura.